Rettocele.it


chirurgia generale ed oncologica, colonproctologia e chirurgia d’urgenza.

Prof. Massimo MONGARDINI

Definizione

Il rettocele è una condizione anatomica patologica che si presenta con maggior frequenza nelle donne, molto meno negli uomini. Si manifesta con una protrusione, totale o parziale (erniazione) della parete del retto nelle strutture anatomiche vicine – ano, retto,vagina.


Nelle donne il retto si sfianca, nella maggioranza dei casi, andandosi ad erniare nella parete posteriore della vagina, così da generare una serie di sintomi e disturbi legati alla sacca che si realizza, per il ristagno di feci: dal dolore alla stipsi, dispareunia (rapporti sessuali dolorosi), senso di peso, secchezza vaginale, difficoltà nella deambulazione.


Nell’uomo, invece, molto meno frequente - per la presenza, anteriormente, della prostata - si presenta per lo più posteriormente e causa una sorta di invaginazione della parete posteriore, spesso asintomatica, talvolta causa di stipsi da intussuscezione (scivolamento della parete intestinale dentro il suo lume) indotta.


Non tutti i casi di rettocele sono responsabili di sintomi invalidanti. Molto spesso, decorrono in modo totalmente asintomatico. Questa condizione anatomica è presente in quasi tutte le donne che hanno avuto gravidanze vaginali. Ad amplificare i sintomi del rettocele possono manifestarsi contemporaneamente prolassi associati di altri organi vicini come la vescica, posta anteriormente alla vagina (talvolta responsabile di prolassi anteriori o cistocele), oppure posteriormente alla vagina, prolassi dell’intestino che si “infila” tra retto e vagina, posteriormente a questa, causando una condizione patologica chiamata “enterocele”, responsabile di una compressione della vagina stessa sulla sua parete posteriore.


I prolassi combinati del comparto anteriore (cistocele), intermedio (vagina e utero), posteriore (retto) causano il cosiddetto prolasso tri-compartimentale. Ognuna delle condizioni patologiche può riflettersi sulla defecazione (stipsi, defecazione ostruita, alterata continenza), sulla minzione (incontinenza o ritenzione urinaria) e sulla sfera sessuale (dolori o dispareunia).

Causa

Le cause del rettocele sono molteplici. La più frequente, è rappresentata dalle manovre del parto, in particolare se traumatiche e se condotte in donne non più giovanissime (> 30 anni) in maggior misura se si sono verificate difficoltà nella fase espulsiva. Il rettocele spesso si presenta dopo isterectomia, in caso di stipsi cronica (uomini e donne), di alterata funzionalità dell’apparato muscolare del pavimento pelvico e degli sfinteri (dissinergia addomino-pelvica). Il rettocele più frequentemente colpisce donne oltre i 50 anni ma, talvolta, anche le giovani che non hanno partorito.

Sintomatologia

Il rettocele può essere totalmente asintomatico ed essere diagnosticato solo “occasionalmente” durante una visita ginecologica o proctologica: in questo caso, se asintomatico, e se di piccole dimensioni, non si deve fare nulla. Talvolta il primo sintomo è rappresentato da una tumefazione presente in vagina, a carico della parete posteriore, e che aumenta di dimensioni nello sforzo evacuatorio (ponzamento) e/o nella stazione eretta. Normalmente non causa dolore ma, talvolta, può comparire nel corso dei rapporti sessuali.
Il sintomo più rilevante è rappresentato dalla difficoltà nella espulsione delle feci con necessità di sforzo importante (le feci intrappolate dal sacco erniario spingono sul retto distale e ne ostacolano lo svuotamento), l’evacuazione frammentata (le feci spesso si fermano sopra l’ostacolo) e la sensazione di evacuazione incompleta. Molto spesso il rettocele può essere responsabile della cosiddetta evacuazione con necessità di digitazioni: l’evacuazione avviene solo se si introduce un dito in vagina o nel retto per risolvere ed appianare la sacca erniaria. In altri casi l’evacuazione avviene solo con l’uso di clisteri o lassativi “maggiori”.

Diagnosi

La diagnosi di rettocele avviene con la visita specialistica proctologica. È sempre utile perfezionarla con la cinedefecografia o, meglio, la cinedefecoRM (risonanza magnetica) che dà in modo inequivocabile la conferma del ruolo “ostruttivo” del rettocele sulla dinamica defecatoria nonché sul possibile coinvolgimento (evidente alla risonanza magnetica della pelvi) degli organi distrettualmente limitrofi (vescica, vagina/utero, retto, piccolo intestino).

Terapia

Si deve trattare solo il rettocele sintomatico. Ricordiamo sempre che il rettocele può essere anche importante ma non essere responsabile di alcun sintomo: in questo caso la convivenza è pacifica e non crea complicanze. In altri casi, invece, piccoli rettoceli possono essere responsabili di sintomi invalidanti. Fondamentale, in questi casi, l’integrazione diagnostica con accertamenti radiologici (defercoRM) e di manometria rettale per studiare tutto il comparto pelvico e programmare il migliore programma terapeutico.
La terapia si avvale di trattamenti conservativi, nelle fasi iniziali, ed è basata su una dieta personalizzata che prevede l’integrazione di fibre ed elevato apporto idrico per mantenere le feci morbide. Utile anche, in alcuni casi, l’impiego di olio di vaselina e di lassativi osmotici (macrogol). In caso di diagnosticata dissinergia addomino pelvica diviene importante la riabilitazione del pavimento pelvico. Nei casi più importanti e resistenti a terapia conservativa è indispensabile il ricorso all’intervento chirurgico (trans-anale, trans-vaginale, trans-addominale in caso di associato prolasso pluricompartimentale).

Rischio

L’unico rischio reale in caso di rettocele sintomatico è l’ingravescenza dei sintomi e della manifestazione anatomica. Tradotto in termini più semplici il rettocele può aumentare di dimensione ed i sintomi ad esso riconducibili peggiorano gradualmente. Ovviamente più il rettocele è grande, più complessa è la terapia.